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NAPOLI, IL BATTERISTA VINCENZO GIONTA PUBBLICA “SEMITONO E TONO TEMPERATO”

NAPOLI, IL BATTERISTA VINCENZO GIONTA PUBBLICA “SEMITONO E TONO TEMPERATO”

mar 11 2021

di DANIELA VELLANI – L’INTERVISTA. Un grande artista che ha collaborato con musicisti del panorama jazzistico nazionale ed internazionale. Ai giovani dà il consiglio di essere curiosi e innamorati della musica

 

Teatro, musica, grafica, fotografia sono gli elementi che confluiscono nell’arte del batterista Vincenzo Gionta. Classe 1971, nato a Napoli, con un bagaglio artistico ricco e interessante, inizia il suo poliedrico percorso nel magico mondo della creatività giovanissimo. Il suo approccio teatrale è con i grandi Maestri della tradizione partenopea: da Eduardo De Filippo presso il teatro San Ferdinando, a Roberto De Simone. Frequenta il Conservatorio Cimarosa di Avellino e svolge la sua professione di musicista in teatro, nei locali di musica dal vivo, sulle navi e nei jazz club.

 

Grazie a una lunga permanenza a bordo, collabora con musicisti del panorama jazzistico nazionale e internazionale da cui attinge una moltitudine di conoscenze che gli consentono di perfezionare la tecnica e impreziosire la sua formazione. Il ritmo scorre nelle sue vene e con passione, entusiasmo e competenza si esibisce in diversi contesti con un apporto personale e originale. Il suo desiderio di conoscere, migliorare la tecnica, lo spinge alla ricerca, all’esplorazione e alla sperimentazione, mettendosi in gioco e in discussione.

 

Sente anche fortemente il bisogno di condividere tutto ciò con gli altri, soprattutto i giovani e ciò si è concretizzato in un lavoro interessante e fruibile recentemente pubblicato: “Semitono e Tono Temperato”.

 

Vincenzo Gionta, benvenuto a “La Voce del Nisseno”.

Grazie a te per questa splendida opportunità.

 

Sei un artista poliedrico, con interessi che si allargano a ventaglio in diversi ambiti…

Sono solo una persona curiosa, amo l'arte a trecentosessanta gradi, adoro leggere, amo molto la musica, il teatro, il cinema e spero che questo periodo assurdo che stiamo vivendo in merito a questa pandemia, passi in fretta. 

 

Il teatro è stato il tuo primo amore!

Sì! Il teatro è stato senza dubbio il “volano” che ha prodotto tutto. Ho avuto la fortuna di esser nato in una famiglia di artisti: mio nonno Giulio Vezza e suo fratello Raffaele sono stati gli “ultimi” posteggiatori dell'antica arte della Posteggia Napoletana (i gemelli Vezza), hanno lavorato con i grandi del cinema di allora: De Filippo, De Curtis, Giuffrè, Villa etc. Mia madre e mia zia hanno lavorato per diversi anni al San Ferdinando, casa artistica di Eduardo De Filippo, infine mia cugina Patrizia Spinosi, ha collaborato per più di vent'anni col M° De Simone, per cui sono stato realmente fortunato, o forse non avevo scelta...

 

E la musica sua degna compagna…

Una compagna degna e soprattutto “semplice”; la musica a differenza delle altre forme artistiche è realmente un linguaggio universale che mette un po' tutti d'accordo. A differenza delle arti figurative, la musica non pretende nulla, la musica si manifesta soltanto per chi ha la sensibilità di riuscire a godere, a gioire o piangere per ciò che essa stessa esprime...   

 

Quanto ha influito la tua famiglia nelle tue scelte artistiche?

Da parte di mia madre, moltissimo. Devo tutto o quasi alla loro totale immersione nel mondo del teatro e della musica.

Tra i grandi artisti del mondo teatrale e musicale a chi ti sei ispirato maggiormente?

Io sono cresciuto principalmente con il teatro della tradizione popolare, nella mia breve permanenza in Conservatorio ho studiato percussioni classiche, e in quel dì, la batteria non esisteva. Ma devo ammetterlo, Roberto De Simone e la totalità delle sue opere teatrali, mi hanno completamente folgorato. Credo sia stato forse l'unico a trasformare la tradizione popolare in “Opera”, ha concepito, realizzato e prodotto dei capolavori indiscussi, dalla Gatta Cenerentola, dalla Piedigrotta di Viviani a Dedicato a Maria, infine ha donato, per i decenni successivi, delle personalità artistiche formidabili: la NCCP, Barra, Mauriello, Bennato, e tantissimi altri, la lista sarebbe interminabile... 

Quali maestri sono stati determinanti nella tua crescita jazzistica e perché?

Ci sono state diverse figure che hanno accompagnato il mio percorso formativo, citare i soliti e storici nomi blasonati (che tutti conoscono) sarebbe scontato, ma devo moltissimo alle conoscenze che ho avuto la fortuna di frequentare: come Pierluigi Villani, meraviglioso batterista e amico da circa trent'anni, Marco Volpe, indiscusso e autorevolissimo didatta dell'area milanese, la fortuna di potermi confrontare con un uomo d'altri tempi come l'immenso maestro Antonio Buonomo, tediare spesso Stefano Bagnoli e ascoltare le sue perle di saggezza; ricordo i pomeriggi passati nella dimora del compianto Alberto D'Anna; infine (solo per motivi cronologici) lo straordinario Giulio Martino, il quale mi ha realmente modificato nel linguaggio.

A bruciapelo i primi tre nomi di dischi e di jazzisti che ti vengono in mente!

“Summit” di Mulligan & Piazzolla - Kind of Blue M. Davis – Night Train Oscar Peterson 


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La musica a differenza delle altre forme artistiche 

è realmente un linguaggio universale 

che mette un po' tutti d'accordo


“Semitono e tono temperato - Pausa caffè - Riflessioni musicali di un batterista. Il nuovo “Bugiardino” per chi ama la musica.” L’ho letto di getto e pur non essendo una musicista l’ho trovato interessante e arricchente… ce ne parli?

È  semplice, o almeno lo è dal mio punto di vista: cercherò di esprimermi nel migliore dei modi: mentre in tanti (spinti anche da questo momento di stasi professionale pandemico) propongono i loro metodi didattici, o le loro, (lasciami il termine) “formule magiche” per imparare a suonare uno strumento, io volevo, senza alcuna presunzione, offrire un “come”, cioè: come a mio modestissimo parere dovrebbe porsi chiunque decida di intraprendere un processo formativo musicale, e volevo farlo attraverso un percorso narrativo, senza tediare nessuno con “pesanti” argomenti analitici di teoria musicale (ampiamente descritti in tantissimi autorevoli testi storici), anzi con l'intento di indurre la curiosità necessaria per determinare una personale scelta su cosa studiare e soprattutto in che modo affrontare il “tortuoso” cammino della didattica... Inoltre volevo che chiunque si accingesse a leggere quelle poche righe, doveva accorgersi immediatamente di cosa vuol dire “essere innamorato” della musica e del proprio stile di vita, questo con tutte le conseguenze che ciò ne deriva. Spero di esserci riuscito, o almeno è questo che ho tentato di fare con questa pubblicazione.

Sulla copertina un’invitante tazzina di caffè, metafora di un momento piacevole…

Sì, in effetti è proprio così; metafora di un momento piacevole che non preclude nessuno, artisti, musicisti o semplici fruitori di musica, tutti dovrebbero provare piacere nel leggere questo testo...

Nel tuo libro si parla di armonia, melodia, sistema tonale e modale, tempo, tema… concetti basilari che accompagnano la musica, ma anche altre forme d’arte. Ce ne parli in poche parole?

Ho provato a raccontare brevemente nel mio piccolo testo gli argomenti necessari dai quali un musicista curioso o anche un qualsiasi appassionato di musica, dovrebbe partire. Nel corso dei decenni passati si sono formati dei dogmi didattici (e non ne comprendo il motivo) per i quali molti temi di teoria musicale vengono affrontati ancora oggi con pregiudizievole difficoltà. Gli argomenti che tu stessa citavi, se affrontati in maniera corretta dal punto di vista pedagogico, se contestualizzati, in realtà mostrano una semplicità estrema. Basterebbe realmente pensare che le regole di armonia che tuttora vengono diffuse nella didattica “canonica”, sono in realtà il frutto dell'analisi delle opere dei grandi compositori classici (e non il contrario) per determinare quanto sia necessaria un “ritorno alle origini del sistema didattico”.    

Gli stretti collegamenti tra musica, la matematica e la geometria…

Sì, in effetti bisognerebbe smetterla con questa falsa considerazione che la matematica sia di difficile comprensione; non esistono persone negate per la matematica! La stessa è comprensibile per chiunque, è importante però che si metabolizzino le regole matematiche strutturali e le si applichino nella loro precisa sequenza. Il mondo della geometria e della matematica esprime pienamente i concetti di armonia che siamo abituati ad ascoltare nella musica, da Pitagora a Leonardo Fibonacci avevano già ampiamente, ed in maniera esaustiva, descritto il concetto profondo di Armonia.  

Nel tuo libro ci parli di “realtà aumentata”…

Non vorrei risultare troppo antipatico, riesco a farlo già di mio frequentemente sui social: ma a mio giudizio, questo arricchimento della percezione sensoriale umana, che la “realtà aumentata” in cui viviamo avrebbe dovuto donarci, ci costa troppo; il prezzo è realmente alto. Viviamo in una spasmodica “infodemia”, siamo perennemente distratti dalle banalità e dalla scarsa quantità di sostanza, e lo siamo al punto tale da non accorgerci di ciò che accade intorno a noi. Stiamo persino mutando le nostre abitudini comportamentali e le relazionali personali; siamo completamente deviati nel nostro modo di porci al punto tale che per convenzione, nei contatti verbali quotidiani si esordisce con un “dove stai?” e non più con ormai l'anacronistico “come stai?”; comunichiamo solo attraverso i messaggi e pretendiamo anche di formulare un pensiero corretto. Siamo sicuri che la via è quella giusta? Io non ne sono sicuro! 

Non ami classificare la musica in “generi”…

Infatti, preferisco discutere di stili e linguaggi musicali, ma il termine “generi” nello specifico, credo conferisca alla musica prerogative denigratorie che proprio non merita.

Una tua definizione del jazz!

Adriano Celentano identificava col termine Rock tutto ciò che di positivo la musica fosse capace di esprimere; io amo farlo col termine “Jazz”...

Un consiglio da dare ai giovani che decidono di intraprendere il viaggio nella musica?

Il consiglio è quello di affrontare il loro percorso da “innamorati e curiosi”, non esistono formule magiche, né tanto meno scorciatoie, esiste l'amore e la passione con cui ci si dedica al proprio cammino, e infine una piccola dose di “sano egoismo” che non fa mai male...   

Grazie e un grande in bocca al lupo! Ah… chi volesse acquistare il tuo libro?

Ma grazie a te per questa meravigliosa intervista! Per chi fosse interessato ad acquistare questo piccolo testo, basta cercarlo su Amazon...

DANIELA VELLANI

La Voce del Nisseno online