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“PERCHÉ NON CRESCANO BULLI, L’ESEMPIO DEI GRANDI E IL MODO DI CRESCERLI È IMPORTANTE”

“PERCHÉ NON CRESCANO BULLI, L’ESEMPIO DEI GRANDI E IL MODO DI CRESCERLI È IMPORTANTE”

mar 07 2021

di GRAZIELLA MORREALE (riceviamo e pubblichiamo) – LA TESTIMONIANZA. Insegnante di Montedoro, in pensione, ci esorta a cercare e trovare “il cigno che è in ciascuno di noi”

Quell'anno, dopo le vacanze natalizie, ebbi l'assegnazione provvisoria in un paese vicino al mio; mi presentai in segreteria per prendere servizio e mi fu comunicato che la classe assegnatami era una quinta, composta soltanto da nove alunni, tutti maschi. Mi fu anche detto che l'insegnante titolare era in malattia per un esaurimento nervoso e che la supplente aveva rinunciato all'incarico. Mi avevano messo in guardia. Mi avviai. Dal corridoio, iniziai a sentire urla e schiamazzi provenienti da un'aula che immaginai fosse la classe incriminata. Varcata la soglia, incuranti della mia presenza, i ragazzi continuarono a darsi spintoni, ad urlare a buffoneggiare.

Imperterrita e risoluta a rimettere ordine in quella baraonda, mi sedetti e cominciai ad osservarli senza proferire parola e senza scompormi. A quel punto, forse sbalordito per il mio atteggiamento, un ragazzone alto e biondo mi si avvicinò per chiedermi il motivo del mio silenzio. Gli risposi che io, anche senza fare niente avrei percepito lo stipendio mentre loro sarebbero andati agli esami impreparati e sempre più ignoranti. A queste mie parole il “biondo”, con tono perentorio, intimò ai compagni di fare silenzio, di tornare a posto e di prendere i libri. Da quell'istante tutto filò liscio finché al suono della campanella, nel momento di mettersi in fila, il “biondo” ordinò ad un compagno, il più gracile della scolaresca, di prendergli lo zaino e di caricarselo sulle spalle.

Ovviamente intervenni impedendo che lo prendesse, mentre dal fondo del corridoio, il “biondo” continuava a lanciare minacce ed improperii. Non l'ebbe vinta e da quel giorno, con quegli alunni, feci esperienze didattiche ed umane interessanti. Quel mio alunno aveva esercitato del bullismo contro un suo compagno. Il bullismo è un fenomeno esistito da sempre, ma se ne parla molto soltanto adesso perché i media divulgano le notizie e forse perché in una società particolarmente superficiale e violenta come questa in cui viviamo, il fenomeno è più dilagante. Esso, viene esercitato da un singolo individuo, ma spesso anche da un gruppo (branco) e può avere effetti devastanti sulla psiche di chi lo subisce e, a volte, conseguenze tragiche. 

Il termine deriva da bullo, ossia giovane prepotente, particolarmente spavaldo, violento, che esercita la sua presunta superiorità, con aggressività e con un comportamento di spregio nei confronti di un altro individuo che si ritiene brutto, goffo, grasso, magro, debole, timido, o anche perché più intelligente o più fortunato. Esistono diverse tipologie di comportamento da bullo: la violenza fisica diretta, l'aggressività verbale e quella relazionale, caratterizzata da violenza psicologica (diffamazione, esclusione, ghettizzazione, isolamento, cyberbullismo). 

La vittima spesso, per paura di ritorsione, si trincera nel silenzio incoraggiando, in tal modo, il bullo a perpetrare i suoi piani. Egli, al contrario di quanto si crede, spesso non è un ragazzo coraggioso e spavaldo, ma piuttosto un essere debole che per sentirsi forte esercita la sua forza su un ragazzo che non sa reagire e che ritiene più debole di lui. Il bullo, dietro il suo comportamento da spaccone, da smargiasso, da strafottente, spesso nasconde fragilità, disagio sociale e psicologico. Ecco perché la scuola, luogo dove spesso si verificano tali episodi, ma soprattutto la famiglia, hanno il compito e il dovere di attenzionare i comportamenti dei ragazzi, di ascoltarli fin da piccoli, perché soltanto parlando con loro si potranno aiutare a superare i problemi e i disagi che vivono.

Perché non crescano bulli, l'esempio dei grandi e il modo di crescerli è importantissimo: se gli adulti stabiliscono dei rapporti civili e rispettosi tra di loro, se scoraggiano l'aggressività, se invitano a risolvere scontri senza ricorrere alla violenza, se educano a rispondere alle provocazioni con calma ed equilibrio, i ragazzi agiranno di conseguenza. Gli adulti hanno, altresì, il dovere di educarli al rispetto delle diversità, al valore della persona, al di là delle apparenze e delle esteriorità dietro le quali ci può essere un tesoro nascosto fatto di sensibilità, intelligenza, bontà, generosità, altruismo, buona educazione, rispetto e tanto altro.

Il grande scrittore H. C. Andersen, in uno dei suoi racconti, narra di un anatroccolo, il più brutto del pollaio, che deriso da tutte le anatre, viene strenuamente difeso da mamma anatra: lei lo definisce buono e bravissimo a nuotare. Mamma anatra sa che il suo anatroccolo, brutto e sgraziato, è bello dentro, infatti esso dopo qualche tempo si trasformerà in un elegante e flessuoso cigno, il cigno che è anche in ciascuno di noi.

GRAZIELLA MORREALE

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